Emissioni di CO2

I consumi energetici per il riscaldamento in Italia gravano del 30% nel settore civile, molta energia usata non è rinnovabile ed emette molto CO2 nell’atmosfera.

Sono fonti che procurano riscaldamento e acqua calda: l’energia consumata ammonta circa all’80%.

Gli effetti delle emissioni di CO2 legate al riscaldamento degli edifici sono nocive per l’uomo ma ancor di più l’ambiente e l’atmosfera.

La CO2 è generata dalla combustione dove il carbonio si unisce all’ossigeno e forma calore e anidride carbonica. Per compensare queste emissioni gli uomini dovrebbero ogni anno piantare una foresta di circa 5.500 km² perché la vegetazione assorbe l’anidride carbonica e restituisce ossigeno con la fotosintesi clorofilliana.

Le emissioni di CO2 variano a seconda del tipo di combustibile usato per energia termica.

Le emissioni maggiori si hanno da caldaie a carbone, segue l’olio combustibile, il gasolio, GPL, GAS metano, pompa di calore ed infine ci sono i pannelli solari.

Naturalmente le emissioni di CO2 cambiano con il variare dei sistemi di riscaldamento usati, un edificio convenzionale ha un consumo medio annuo di 130 kwh/m²; un appartamento di 100 m² necessita di 13.000 kwh/anno per il riscaldamento.

I clorofluorocarburi

I fluidi frigorigeni sul mercato sono conosciuti con il nome di Freon e appartengono ai clorofluorocarburi (CFC); un gruppo di studiosi nel 1985 scoprì in Antartide che, nella primavera antartica, nella zona polare si forma un buco nell’ozono presente nella stratosfera, esso è importante perché protegge la terra e le sue forme di vita dall’infiltrazione dei raggi ultravioletti del sole.

L’ozono funziona da filtro sui raggi e impedisce la distruzione degli organismi viventi, se il buco dovesse allargarsi sempre di più la vita sulla terra sarebbe a rischio.

Dallo studio effettuato sui CFC si è rilevato che una molecola di questo fluido è capace di distruggere molte molecole di ozono; anche l’R12, un altro freon, è molto usato ma anche il più dannoso per la natura.

Questi prodotti sono stati sostituiti con altri senza molecole di cloro, più sicuri per l’ambiente.

Nel 2002 alcuni studi stabilirono che ci furono chiusure modeste dell’ozono dopo il ritiro in commercio dei prodotti CFC.

I danni causati nell’atmosfera da questi fluidi sono di due tipi:

Quindi sospendendone l’uso anche subito si avranno conseguenze fino a 50 anni dopo e oltre. L’R22 (CFHC) è il refrigerante usato oggi in tutto il mondo nella climatizzazione, è meno dannoso per l’ambiente ed ha buone capacità frigorifere.

Comunque gli studiosi continuano nella ricerca di composti chimici per trovare un sostituto efficace e nello stesso tempo innocuo; neanche l’uso degli HFC privi di cloro, è utile perché, essendo gas, concorrono all’effetto serra e quindi sono nocivi.

Queste sostanze sono state sostituite con una miscela di gas idrocarburi naturali, studiate dalla collaborazione di tecnici di associazioni internazionali, che presentano prestazioni migliori.

Per proteggere la terra dai danni provocati, la colpa non è da attribuire solo ai fluidi CFC ma bisogna intervenire sugli altri fattori inquinanti.